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  • Medea (Euripide)
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  • Medea, figlia del re della Colchide e potentissima strega, era un grandissimo troione, anche se Wikipedia questo non lo dice. Di giorno se ne stava tutta bella tranquilla, vestita come una suora a pregare davanti ai santini di Giovanni Paolo II; di notte metteva calze a rete, trucco pesante, saliva in sella alla sua scopa e andava a per le strade a saltare addosso ad ogni creatura di sesso maschile che le capitasse di vedere. Dopo l'accoppiamento, chiaramente, li uccideva e mangiava loro la testa, parte del corpo per cui nutriva un'insana passione. Questo finché un giorno tale Giasone venne a trovarla. Ora Giasone era il classico fighetto tutto muscoli eroe della storia, arrivato nella terra straniera governata dal supercattivo con l'intento di impossessarsi di un raro tesoro, avversato da
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  • Medea, figlia del re della Colchide e potentissima strega, era un grandissimo troione, anche se Wikipedia questo non lo dice. Di giorno se ne stava tutta bella tranquilla, vestita come una suora a pregare davanti ai santini di Giovanni Paolo II; di notte metteva calze a rete, trucco pesante, saliva in sella alla sua scopa e andava a per le strade a saltare addosso ad ogni creatura di sesso maschile che le capitasse di vedere. Dopo l'accoppiamento, chiaramente, li uccideva e mangiava loro la testa, parte del corpo per cui nutriva un'insana passione. Questo finché un giorno tale Giasone venne a trovarla. Ora Giasone era il classico fighetto tutto muscoli eroe della storia, arrivato nella terra straniera governata dal supercattivo con l'intento di impossessarsi di un raro tesoro, avversato dal sovrano malvagio, e infine aiutato dalla di lui bella figlia perdutamente innamoratasi. Insomma vi ho detto tutto. Vogliosissima di accoppiamento con Giasone, Medea gettò via la tonaca ma non il cappello a punta, lo aiutò a rubare il prezioso vello d'oro del padre nonché il suo celebre gonnellino dalle tasche infinite, e scappò insieme a lui. Per strada, decise anche di approfittare dell'occasione per liberarsi del fratellino rompicoglioni Absirto, che aveva l'abitudine di seguirla ovunque. Prima lo uccise a martellate in testa, poi lo fece a pezzi, quindi una parte la mise nel congelatore, una parte la essiccò e la spedì al padre in un barattolo, e con quanto restava ci fece dell'ottimo carpaccio. Per questo e altri crimini non pagò mai anche grazie all'aiuto di un valido avvocato, la cui brillante linea di difesa fu che “al cuor non si comanda”, e che comunque probabilmente il colpevole era il vicino di casa. Emigrata in Grecia con l'amato Giasone, e ancora vogliosa più che mai, Medea riuscì finalmente ad accoppiarcisi, ma solo dopo aver indossato su richiesta del partner una robusta museruola (pare che Giasone avesse saputo dell'ossessione di Medea per le teste dei partner grazie ad un Oracolo). Ebbero dunque due figli, e tutta l'allegra famigliola si stabilì a Corinto (o, secondo alcune tradizioni, a Cogne). Qui Giasone salutò Medea, le spiegò pacatamente che lui aveva la carriera a cui pensare, che in fondo il loro rapporto non era mai stato una cosa molto seria, che due figli non sono mica un impegno per la vita e che gli dispiaceva se lei aveva frainteso, ma che potevano comunque rimanere amici; quindi la mollò lì con figli a carico e andò a farsi Glauce, un'ex-velina che aveva l'unico pregio di essere una ricca ereditiera figlia di Creonte, importante industriale della zona. Medea sorrise e annuì. Quindi confezionò un fiocco rosa per i capelli con attaccata un bomba alla dinamite dei cartoni animati da 5000 kilotoni, e lo spedì a Glauce con un biglietto su cui era scritto: “da Medea, senza rancore, con i migliori auguri per il vostro matrimonio”. Glauce lo indossò subito, e andò tutta contenta a farsi vedere dal padre, prima di esplodere ammazzando tutti. Medea prosegui quindi la sua pacata reazione, prese il fido martello e lo mise alla prova ancora una volta sui due figli, dopodiché li scalpò, ne butto i cadaveri nelle fogne e inviò due belle parrucche all'ex marito. Quindi bevve una Red Bull e se ne volò via canticchiando e lanciando pernacchie a Giasone. Dicono che sia tornata in Colchide, dove alla fine il padre l'avrebbe perdonata e le avrebbe anche sfornato subito un altro fratellino uguale al primo.
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